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Attività svolta

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ESCE IL N. 41 DI STEVE, IV SERIE

 

 

PRINCIPALI MANIFESTAZIONI ORGANIZZATE

dal LABORATORIO DI POESIA (1980-2010)

 

Poesia e Critica, seminario (Modena, Via Fosse, 9 incontri, 1980)
Abitare la Poesia, meeting urbano (Modena, Via Fosse, 1981)
Millepiedi Umanopoesia e animazione futurista (1980 – 83, in diverse città)
Poetikonspettacolo (Roma, Teatro Politecnico, 21-22 aprile 1982)
L’incontro delle voci reading (Modena, Ferrara, Como, Carpi, Forlì, – 1982)
Manifestazioni Artistiche Modenesi – rassegna in onore di Jean Tardieu (Modena, Teatro San Geminiano, 1984) 
Il poeta e la maschera – meeting (Modena, Via Fosse, 8 marzo 1986)
Biennale Nazionale Letteratura/Ambiente – concorso a tema (sette edizioni con pubblicazione in volume, dal 1986 al 2002)
Atelier di Poesia, Arte, Musica, Teatro – rassegna (Cortili di Modena, 1994-1998)
L’orizzonte di bruma – luoghi del ‘900 poetico in Emilia – convegno (Modena, con pubblicazione degli Atti, 2000)
Il governo della poesia – convegno (Modena, con pubblicazione degli Atti, 2004)
Guanda, Delfini e la cultura modenese – convegno (Modena, 2007)
Le forme dell’attività poetica – rassegna (30 anni di Laboratorio, Modena, 2009)
L’incontro delle voci – rassegna di musica teatro immagine poesia (2010)
La poesia al Festival Filosofia (2001 – 2011). 2001: Felicità, con 10 poeti, fra cui Paolo Valesio e Alberto Bertoni. 2002: Bellezza, con Luciano Erba / installazione di Fabrizio Sabini. 2003: Mondo, con Maurizio  Cucchi / installazione di W. Xerra. 2004: Vita, con Cesare Viviani / Installazione di Maurizio Osti. 2005: Sensi, con Giovanni Fontana. 2006: Umanità, con Silvio Ramat. 2007: Sapere, con Tomaso Kemeny. 2008: Fantasia, con Alberto Cappi. 2009: Comunità, con Giuseppe Conte. 2010: Fortuna, con Valerio Magrelli. 2011: Natura, con Giancarlo Pontiggia / accompagnamento musicale di Giorgia Hannoush.

 

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A QUARANT’ANNI DA

"P A R O L E S U I M U R I"

a cura di Carlo Alberto Sitta

Mostra storica

Polo Scolastico Unificato, Via Lago, n. 01 - 41022 Fiumalbo (MO)
- apertura dal 26 al 29 agosto 2007, ore 10.12 e 16.18 -

Performance: Arrigo Lora Totino
(Piazza Jolanda di Savoia)

Tavola rotonda su

"Turismo e Politica Culturale"

Con: Michelina Borsari (Premio Frignano) - Massimo Giusti (FCRM) - Mario Guaraldi (Editore) - Norberto Nardini (Sindaco di Fiumalbo) - Presiede: Beniamino Grandi (Assessore alla Cultura e al Turismo della Provincia di modena)

__________________________________________________Marcel Alocco Ana Etcetera Alain Arias-Misson Julien Blaine Jean-François Bory Julio Campal Carlo Candi Luciano Caruso Henri Chopin Carlfriedrich Claus Carlo Cremaschi Giuliano Della Casa Paul De Vree Heinz Gappmayr Marco Gerra Jochen Gerz Ignacio Gòmez de Lliaño Franco Guerzoni Dick Higgins Cavan Mc Carthy Kitasono Katuè Ketty La Rocca Adriano Malavasi Maurizio Nannucci Manuel Quejido Claudio Parmiggiani Konrad Balder Schäuffelen Takahashi Shohachiro Gianni Emilio Simonetti Carlo Alberto Sitta Adriano Spatola Timm Ulrichs Franco Vaccari Franco Verdi Sebastiano Vassalli

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Ricerca artistica: Elisa Montecchi - Ricerca letteraria: Rossella Bonfatti - Realizzazione grafica: Francesco Bevini - Fotografia e filmati: Daniele Carnevali, Silva Secchi - Allestimento: Carlo Alberto Sitta, Francesco Bevini, Elisa Montecchi

in collaborazione con

Comune di Fiumalbo
Galleria Civica di Modena
Laboratorio di Poesia di Modena

 

 

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A QUARANT’ANNI DA

"P A R O L E S U I M U R I"

Fiumalbo, 26 agosto 2007

Ogni esposizione è sempre uno sguardo retrospettivo su un evento passato. Nel caso di “parole sui muri”, prima edizione 1967, a Fiumalbo, l’accadimento si era svolto sotto gli occhi increduli di un intero paese e di pochi giornalisti locali. Ma era stato avvertito immediatamente come mitico dagli stessi interpreti, poeti e artisti invitati sul luogo dal sindaco di allora, Mario Molinari. Si trattava dei giovani interpreti di una proposta culturale rivoluzionaria già sperimentata in contesti dove prendeva forma l’occupazione di uno spazio insieme mentale e fisico, intellettuale e brut fino ai limiti dell’artigianato dell’opera. Più precisamente quegli artisti, quei poeti, stavano sulla soglia della modernità dei linguaggi e si collocavano per gruppi e ceppi nazionali in varie parti dell’Europa, delle due Americhe, del Giappone. Mi rifaccio qui a un preciso dato storico: per la prima volta noi potevamo dare e ricevere informazioni su ciò che contemporaneamente avveniva nel mondo: da Rio, Berkeley, Francoforte, Parigi, Praga le voci arrivavano in forma di notizia in tempo reale su fatti reali. Ė noto come pure in Italia esistessero gruppi di poeti con radicamenti storici e territoriali un po’ ovunque, a Firenze, Milano, Napoli, Roma, Verona, in Emilia, in Liguria. Era il momento in cui il Gruppo ’63 conosceva la sua prima dispersione interna, anche se le sue voci più autorevoli non sparivano per questo, semmai andavano a costituire una tela di finissime traduzioni da settori particolari del sapere in un unico grande crogiolo. Quale progetto poteva tenere insieme, a Fiumalbo, autori di così diversa formazione? Lo strutturalismo, come molte volte si è detto? Il marxismo? La modernità? Il gesto poetico? La caduta dei generi? O, semplicemente, la scommessa di un sindaco che era stato amico di Delfini e praticava il ruolo del buon amministratore e insieme del dissipatore del proprio talento? Molinari sapeva spendersi per obiettivi pratici e nello stesso tempo per finalità incalcolabili, nella convinzione che l’arte fosse un gesto fondamentalmente gratuito. Del resto questa era l’idea più condivisa da quasi tutti i presenti. Così l’istanza pratica, operativa, prendeva felicemente la mano alle preoccupazioni teoriche e realizzava sul campo la fusione degli elementi significanti. Non che mancassero le spiegazioni intorno a ciò che si veniva facendo, i poeti in prima persona fornivano in abbondanza le chiavi di lettura del loro sperimentare. Su questo piano si potevano cogliere notevoli differenze sul piano delle idee, dall’impostazione fenomenologica di Adriano Spatola, a quella linguistica di Vincenzo Accame, a quella marxista di Lamberto Pignotti, fino alla lettura psicanalitica di Luigi Ballerini, per non parlare dei singoli contributi critici. La coesistenza degli stili e dei linguaggi fu esattamente quanto si verificò nel momento unificante dell’evento, e proprio su questo piano “parole sui muri 1967” fu esemplare e in un certo senso irripetibile. Nel rileggere la manifestazione occorre ricordare, oltre a Mario Molinari, quelli che furono i suoi principali ideatori e animatori, Claudio Parmiggiani, Adriano Spatola, Henri Chopin, Corrado Costa. Ma tutti gli oltre cento partecipanti, il cui nome figurava nel programma, vanno tenuti nella cornice dell’evento, anche e soprattutto coloro che a Fiumalbo non arrivarono, perché travolti da un destino ben altrimenti decisivo come la morte, vedi il caso di Julio Campal. Infine meritano la citazione tutti coloro che, pur presenti, non finiranno in seguito in nessuna antologia letteraria o storia dell’arte contemporanea, perché erano gli ospiti di passaggio, i ragazzi dai capelli lunghi nutriti dei tipici luoghi comuni dell’epoca, libertà pace amore utopia estasi, e dentro quella festa incredibile era persino difficile distinguere tra questi e gli artisti che praticavano il gesto aleatorio e irriverente appreso nella rilettura dei movimenti Dada e Fluxus. Sul momento si tendeva un confine molto sottile tra la provocazione intelligente, carica di forza linguistica dei più noti poeti, e i comportamenti spontanei, ma senza intenzioni e capacità espressive, di alcuni giovani di passaggio. Non tutti i partecipanti, a dir il vero, avevano effettivamente letto Roland Barthes, Max Bense, Victor Sklovskij. Ma l’elenco delle opere qui riportato, minima parte di una produzione molto più ampia – non solo saggi poesie traduzioni cataloghi, ma tavole, poster, tracts, dischi, cassette, filmati, oggetti, in un gioco di scatole cinesi, in un grande rimescolamento delle tecniche, in una ilare frantumazione dei generi – indica con molta insistenza nelle articolazioni e attrazioni visive e sonore del linguaggio, nel segno e nel suono alfabetico nudo e concreto, il lato preminente dell’operazione. Certo “Parole sui muri”, a Fiumalbo 1967, fu molto più di una rassegna di poesia visiva e di sound poetry. Intanto il contesto, “il paese messo a disposizione degli artisti”, come recita tutt’ora la memoria del mito, offriva uno spazio irripetibile per operazioni artistiche, altrimenti destinate al sottovetro in galleria o allo stoccaggio museale. Il paese era il palcoscenico, non ideale ma reale, in cui andava in scena la vita, come noterà puntualmente Udo Kulterman. Ma anche Fiumalbo, sia pure per buona parte involontariamente, assurgeva a sua volta a una dimensione emblematica, si esaltava nella funzione di contraltare in una operazione di puro rischio per chi vi abitava e per chi giungeva da fuori. Il rischio non era solo intellettuale, toccava nel vivo il destino dell’arte e quello della società in un confronto impossibile in quel momento, ma destinato, di lì a non molti anni, a ben altre e globali tracimazioni. Un simile scenario di incomprensione reciproca, tra la maggioranza degli abitanti e i nomadi artisti venuti da via, prefigurava in tutt’altro senso le mobilità e gli sradicamenti successivi, allora imprevedibili. Ma intanto, lì sul territorio, si realizzava la cosa, il disegno, l’utopia, diciamo pure l’opera. E l’opera era proprio il dato più discusso, il luogo molto pratico della contestazione, in cui sperimentare equivaleva quasi sempre a eliminare l’aura e a violare la forma, a produrre in modo povero, concettuale, irridente. Senza entrare, qui, nelle polemiche che allora investivano con veemenza le correnti poetiche (visivi contro concreti, lineari contro iconici, ideologici contro metafisici) le opere configuravano, tessera per tessera, uno stravagante e irripetibile mosaico, che poi negli anni avrebbe dischiuso e alimentato ben altri percorsi. La presente rassegna, che sconta, anche nella mia memoria, i quarant’anni nel frattempo intercorsi, meriterebbe se non altro uno sguardo diretto su quanto resta di leggibile dell’evento, a prescindere, ormai, dal mito. Chi volesse accostarsi a rileggere l’elemento residuale delle immagini qui esposte senza avere avuto diretta esperienza dei fatti, dovrebbe, io credo, seguire il criterio di non isolare le singole tecniche applicate, ma possibilmente accoglierle tutte come altrettante “correnti in fusione” convalidate dalla storia e dal clima dell’epoca. Possiamo fare riferimento a ciò che si conserva presso il Laboratorio di Poesia e la Galleria Civica di Modena, possiamo accostare quelle tracce sbiadite con l’avvertenza che alcune furono prodotte sul posto e per l’occasione, altre appartenevano a un contesto globale, altre furono eseguite come effimere e deperibili in partenza, altre infine consistevano nella distruzione, dal vivo, di materiali preesistenti. Difficile oggi fare riferimento ai volantini a perdere, alle parole disperse, ai segni cancellati sull’intonaco, alle lettere di fuoco sul greto notturno del fiume, alle volute dell’aerostato liberato al capriccio dei venti. Tuttavia, anche solo a partire da queste carte presenti, da questi pochi libri e oggetti, ci si presenta un compito lieve e appassionante, quello di intendere un modo di agire, già archeologico, che il mercato ha in seguito definitivamente sepolto. Soprattutto per ricordare, accanto ai segni superstiti, la figura e la vita di tanti protagonisti che sono nel frattempo mancati. (Carlo Alberto Sitta, agosto 2007)

 

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GUANDA, DELFINI E LA CULTURA MODENESE

 

Per ricordare Ugo Guanda, nei suoi rapporti con Antonio Delfini, Pietro Zanfrognini e la cultura negli Anni Trenta del secolo scorso, l’Assessorato alla Cultura del Comune di Modena promuove una Mostra e un Convegno il 18, 19, 20 aprile 2007.
L’intenzione è di ripercorrere una pagina importante della storia culturale italiana, indagando un momento che fu il preludio di eventi che lasciarono il segno nell’editoria, nella poesia, nella traduzione, nella filosofia, nelle arti visive, nella politica.
Ugo Guanda, Antonio Delfini, Pietro Zanfrognini saranno rivisti alla luce di una loro precoce apertura di prospettive, che li colloca oltre i limiti  della cultura di regime in una città di provincia. Assieme a loro operarono, in uno stretto rapporto, figure di spicco come il pittore Carlo Mattioli, lo scrittore Guido Cavani, il musicista Romolo Ferrari ed altri che rappresentano, nell’insieme, un quadro inquieto e vivace, molto riconoscibile, di quel periodo.
La manifestazione (GUANDA, DELFINI E LA CULTURA MODENESE) arriva al termine di due anni di ricerche sulle fonti, condotto da un gruppo qualificato di studiosi. Si tratta di fonti non sempre facili da reperire, dato che l’archivio di Guanda andò distrutto durante la guerra, e che i lasciti di Delfini e Zanfrognini sono ancora in parte da ricostruire.
Fra gli studiosi incaricati di relazionare al Convegno ricordiamo, fra gli altri, Emilio Mattioli, Alberto Melloni, Franco Buffoni, Stefano Calabrese, Massimo Castoldi, Carlo Alberto Sitta, Luigi Brioschi, Alberto Bertoni, Giorgio Montecchi, Fabio Marri, Giorgio Zanetti.
Il Convegno sarà preceduto dall’inaugurazione di una mostra documentaria, il 18 aprile alle 17 presso la sede del LABORATORIO DI POESIA, (Via Fosse 14, Modena) che esporrà materiali riguardanti le prime attività di Guanda editore e scrittore, in particolare libri, foto, lettere.
I lavori del Convegno prevedono tre sessioni, giovedì 19 e venerdì 20 aprile, presso il Teatro della Fondazione San Carlo, in Via San Carlo 5 a Modena.

 

Organizzazione: Laboratorio di Poesia Associazione Culturale

 

 

GUANDA, DELFINI E LA CULTURA MODENESE

Convegno di studi
Teatro della Fondazione San Carlo
Via San Carlo 5, Modena
19 – 20 aprile 2007

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Giovedì 19 aprile ore 10 - 13

-        Apre i lavori Mario Lugli
Vicesindaco e Assessore alla Cultura del Comune di Modena

Relazioni e comunicazioni

      Anna Rosa Venturi: Nascita di un editore
Roberta Cesana: La formazione del catalogo Guanda
Giorgio Montecchi: Guanda e l’editoria italiana negli Anni Trenta
Luigi Brioschi: Elementi di continuità della Casa Editrice Guanda
Franco Buffoni: Guanda e la traduzione
Alberto Melloni: Vladimir S. Soloviëv, l’ebraismo e la teocrazia nell’Italia del 1936 – a proposito di una  suggestiva traduzione di Guanda.

 

Giovedì 19 aprile ore 15,30  – 19,30

      Stefano Calabrese: Delfiniguanda
Emanuele Zinato: Oggettistica delfiniana
Alberto Bertoni: Futurismo e Surrealismo in Delfini
Giorgio Zanetti: Il mito dell'Uomo Nuovo: Guanda, Delfini e      Beltramelli.
Jonathan Sisco: Delfini scrittore
Fabio Marri: Guanda e Cavani
Massimo Castoldi: “Pregasi operare sequestro”. Un episodio di censura nei confronti di due edizioni di F. G. Lorca
Simona Boni: La musica a Modena nel primo Novecento: un quadro cittadino

Venerdì 20 aprile ore 9,30 – 13

Andrea Borsari: Zanfrognini, Guanda, e la filosofia a Modena nel primo Novecento
Umberto Casari: Guanda e Cavicchioli
Carlo Alberto Sitta: Ugo Guandalini romanziere e poeta
Rossella Bonfatti: Tassoni tra Ugo Guanda e Giulio Bertoni
Orianna Baracchi Giovanardi: Guanda: un modenese ribelle e “uomo proietto”
Elisa Vignali: La poesia di Fernando Lo Savio
Mario Bertoni: Le arti visive a Modena negli Anni Trenta
Graziella Martinelli Braglia: Guanda e Carlo Mattioli

 

 


GUANDA, DELFINI  E LA CULTURA MODENESE

Mostra di documenti
Laboratorio di Poesia
Via Fosse 14, Modena
18 aprile – 19 maggio 2007

 

 

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FESTIVAL FILOSOFIA
APPUNTAMENTI DI POESIA (2001 – 2011)

 

 

2001 – Felicità, con 10 poeti, fra cui Paolo Valesio e Alberto Bertoni
2002 – Bellezza, con Luciano Erba / installazione di Fabrizio Sabini
2003 – Mondo, con Maurizio  Cucchi / installazione di W. Xerra
2004 – Vita, con Cesare Viviani / Installazione di Maurizio Osti
2005 – Sensi, con Giovanni Fontana
2006 – Umanità, con Silvio Ramat
2007 – Sapere, con Tomaso Kemeny
2008 – Fantasia, con Alberto Cappi
2009 – Comunità, con Giuseppe Conte
2010 – Fortuna, con Valerio Magrelli
2011 – Natura, con Giancarlo Pontiggia

 

 2007: FESTIVAL FILOSOFIA SUL “SAPERE”
SILVIO RAMAT: IN BIANCO E NERO

LABORATORIO DI POESIA DI MODENA

Via Fosse 14 a Modena

Incontro di poesia in onore di Silvio Ramat

Introduzione di Carlo Alberto Sitta

La poesia di Silvio Ramat incontra per “minimi strapiombi” una umanità che ha già conosciuto tutte le temperie: dalla storia alla fine delle illusioni, dalle tensioni acutamente attuali alle sollecitazioni più propriamente metafisiche. Nell’impossibilità di “scindere fuoco da fumo” tutto affiora allora, senza ulteriori spargimenti, nel “bianco e nero di un dormiveglia stanato”. La fluente scrittura di Ramat tende e sollecita a congiungere su se stessa la pluralità degli eventi che toccano il fulcro dell’esistenza, nella tensione religiosa che si fa carico di un destino collettivo e in una profonda vocazione al dialogo.

Silvio Ramat

Silvio Ramat è nato a Firenze nel 1939. Titolare dal 1976 della cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea presso la Facoltà di Lettere e Filosofa dell’Università di Padova, ha affiancato l’attività di critico a quella di poeta. La prima, avviata nel 1965 con una monografia montaliana, è proseguita studiando alcune delle principali correnti della poesia del nostro secolo (L’ermetismo, La Nuova Italia, 1969), fino a tentarne una ricognizione sistematica (Storia della poesia italiana del Novecento, Mursia, 1976) a partire dalle sue origini (Protonovecento, Il Saggiatore, 1978). Pur nella ribadita fedeltà agli autori massimi (L’acacia ferita e altri saggi su Montale, Marsilio, 1986), la sua attenzione si è ultimamente concentrata sui microcosmi testuali (I sogni di Costantino, Mursia, 1988; Particolari, Mursia, 1992). Il suo esordio poetico risale al 1959, con ‘Le feste di una città’. Fra le sue numerose raccolte: ‘Gli sproni ardenti’ (Mondatori, 1964); ‘Corpo e Cosmo’ (Scheiwiller, 1973); ‘In parola’ (Guanda, 1977); ‘L’inverno delle teorie’ (Mondadori, 1980); ‘L’arte del primo sonno’ (San Marco dei Giustiniani, 1984); ‘In piena prosa’ (Amadeus, 1987); ‘Orto e nido’ (Garzanti, 1987); ‘Una fonte’ (Crocetti, 1988); ‘Serials’ (Biblioteca Cominiana, 1988); ‘Ventagli’ (Amadeus, 1991); ‘Pomerania’ (Crocetti, 1993); ‘Origine e destino’ (Quaderni del Battello Ebbro, 1995). ‘Numeri primi’ (Marsilio 1996); ‘Il gioco e la candela’ (Crocetti 1997); ‘Le rose della Cina’ (Medusa 1998); ‘Per more’ (Crocetti 2000). La raccolta completa delle sue opere poetiche è del 2005 (Tutte le poesie, Interlinea).

 

FESTIVAL FILOSOFIA 2008 SULLA FANTASIA

ALBERTO CAPPI: MATERIALI PER UN BESTIARIO QUOTIDIANO

 

LABORATORIO DI POESIA DI MODENA
Via Fosse 14 a Modena
SABATO 20 SETTEMBRE 2008 ORE 15 – 18
“Materiali per un bestiario quotidiano”, con Alberto Cappi
Coordina: Carlo Alberto Sitta
Fantasia in jazz – omaggio a Alberto Cappi
Con Giorgia Hannoush e Simone Arletti duo”
 

Alberto Cappi

La poesia di Alberto Cappi rappresenta l’esperienza di una scrittura che scava nelle varianti imprevedibili dell’immaginario. La scrittura, a sua volta, è un gesto in cui il silenzio, e le infinite possibilità della lingua, esplorano il lato oscuro e umbratile della vita. In tutta la sua produzione in versi, e in gran parte anche in quella saggistica, si assiste e si partecipa a un singolare affioramento delle parole e insieme all’inabissamento nelle avventure profonde del significato.
Pochi poeti contemporanei hanno viaggiato nella criticità e nelle variabilità della scrittura quanto Alberto Cappi. Le icone e i fantasmi poematici del suo opus continuum risultano evocati e riproposti  in una libertà estrema e in una concentrazione rarefatta, in cui le grammatiche della FANTASIA si scollano dalle eredità novecentesche per dilatarsi in una condizione aperta di confronto, metafisico  e fisico, con la quotidianità presente. Qui avviene  la trasfigurazione decisiva: la visitazione della contemporaneità non subisce l’appiattimento minimalista, ma lo scavalca fino a restituire alla poesia il suo spazio autonomo di visionarietà e di costruzione del mondo.

 

 

 

 

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FESTIVAL FILOSOFIA 2009 SULLA COMUNITA’

GIUSEPPE CONTE: Nelle vene della comunita’

SABATO 19 SETTEMBRE 2009 ore 15 – 18
LABORATORIO DI POESIA DI MODENA
Via Fosse 14 a Modena
Incontro di poesia con Giuseppe Conte
Introduzione di Carlo Alberto Sitta  

Giuseppe Conte

Giuseppe Conte è l'ispiratore del movimento detto “Mitomodernismo”, inaugurato a Milano nel gennaio del 1995, che vuole riportare sulla scena dell'arte il mito, incarnandolo nella contemporaneità.
Nella sua produzione poetica Conte affronta spesso i temi della condizione civile, in cui termini come comunità, democrazia e libertà sono vissuti in chiave di slancio vitale e progressista.
L’incontro sarà condotto nella forma del dialogo tra Sitta, che presenta e interroga, e Conte che ripropone testi e idee della sua visione poetica, in cui la concezione di “comunità” è percorsa nelle sue articolazioni forti, all’interno di quelle “vene” che ne costituiscono la linfa e il dinamismo.
L’attraversamento del mito contemporaneo consente di rileggere in chiave attuale le opere di Conte, a cominciare da “L'Ultimo Aprile Bianco (1979), “L'Oceano e il Ragazzo” (1983), fino a “Democrazia” (1992). Alieno da metodologie e idee di sistema il poeta propone una sua visione di “comunità” alla quale spetta una vocazione alla libertà e al superamento dei limiti storici della decadente Europa.

 

 

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FESTIVAL FILOSOFIA 2010 SULLA FORTUNA

VALERIO MAGRELLI: acciuffare l’occasione

SABATO 18 SETTEMBRE 2010 ore 15 – 18
LABORATORIO DI POESIA DI MODENA
Via Fosse 14 a Modena
“acciuffare l'occasione”
incontro di poesia con Valerio Magrelli
“Occasioni in jazz – omaggio a Valerio Magrelli

con Giorgio Mattei al sax
Coordina: Carlo Alberto Sitta 

Descrizione

La poesia di Valerio Magrelli è intessuta di suggestioni operanti come sfida alla divinità Occasia, regolatrice delle soluzioni aleatorie e delle coincidenze improbabili. Nella sua ampia produzione in versi e in prosa, nella continuità della presenza critica della sua scrittura, Valerio Magrelli si situa sul crinale dell’intelligenza scettica che porta la sua sfida ai dogmi e alle certezze meno fondate del nostro tempo.

Nell’incontro di sabato 18 settembre, sollecitato da Carlo Alberto Sitta e dal pubblico, Magrelli alternerà la lettura testuale all’indagine sui modelli di comprensione e di praticabilità dell’esperienza conoscitiva e pratica del vivere, in un ironico e acrobatico esercizio di “acciuffare” il ricciolo di Occasia, nel tentativo di esorcizzarne i risvolti negativi. 

Valerio Magrelli

Valerio Magrelli, nato a Roma nel 1957, ha pubblicato cinque raccolte di versi. Le prime tre (Ora serrata retinae, Feltrinelli 1980, Nature e venature, Mondadori 1987, Esercizi di tiptologia, Mondadori 1992), sono state riunite nel volume Poesie e altre poesie, cui hanno fatto seguito
Didascalie per la lettura di un giornale (Einaudi 1999) e Disturbi del sistema binario (Einaudi 2006). Sempre da Einaudi, nel 2003, sono uscite le prose di Nel condominio di carne, seguite, nel 2009 da La vicevita. Treni e viaggi in treno (Laterza). Nel 2005 è apparso Che cos'è la poesia? La poesia
raccontata ai ragazzi in ventuno voci
(Sossella, libro e cd), e l’anno successivo Sopralluoghi (Fazi, libro e dvd). È del 2010 Il violino di Frankenstein. Scritti per e sulla musica (Le Lettere).
Ordinario di letteratura francese all'Università di Cassino, ha diretto la collana di poesia "La Fenice" Guanda e la serie trilingue "Scrittori tradotti da scrittori" da Einaudi.

Nel 2002, l'Accademia Nazionale dei Lincei gli ha attribuito il Premio Feltrinelli per la poesia italiana.
Tra i suoi lavori critici, Profilo del Dada (Lucarini 1990, Laterza 2006), La casa del pensiero. Introduzione a Joseph Joubert (Pacini 1995, 2006), Vedersi vedersi. Modelli e circuiti visivi nell'opera di Paul Valéry (Einaudi 2002, Prix Littéraire de Francesistica des Thermes de Saint-Vincent
2004. Poi Nero sonetto solubile. Dieci autori riscrivono una poesia di Baudelaire (Laterza 2010).

 

 

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FESTIVAL FILOSOFIA 2011 SULLA NATURA

GIANCARLO PONTIGGIA: SELVE E GIARDINI
(come nasce la poesia)

SABATO 17 SETTEMBRE 2011
LABORATORIO DI POESIA DI MODENA
Via Fosse 14, 41121 Modena
“Selve e giardini” (come nasce la poesia)
 incontro con Giancarlo Pontiggia
“Flowers Dance– omaggio in jazz a Giancarlo Pontiggia

con Giorgia Hannoush alla chitarra
Coordina: Carlo Alberto Sitta 

Giancarlo Pontiggia

La poesia di Giancarlo Pontiggia si abbevera prevalentemente ai classici, in contrapposizione a quel “romanticismo”  che ha generato la deriva decadente e la caduta del dettato delle voci. Se la natura, per tanti che praticano la poesia nella modernità, ha cessato di essere il luogo privilegiato dove l’anima incontra il paesaggio, per Pontiggia essa conserva ancora una sua decisiva presenza, resistendo alle devastazioni e alle lassitudini linguistiche.
Nell’incontro di sabato 17 settembre, sollecitato da Carlo Alberto Sitta e dal pubblico, Giancarlo Pontiggia alternerà l’accesso riflessivo al filo segreto delle sue fonti con la lettura dalle sue opere.

Lo stacco è opera di Giorgia Hannoush, chitarra jazz affermata come compositrice e strumentista.

 

 

 

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Aggiornato il: 09-08-11.