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PRINCIPALI MANIFESTAZIONI ORGANIZZATE dal LABORATORIO DI POESIA (1980-2010)
Poesia e Critica,
seminario (Modena, Via Fosse, 9 incontri, 1980)
* * * A QUARANT’ANNI DA "P A R O L E S U I M U R I" a cura di Carlo Alberto Sitta Mostra storica Polo
Scolastico Unificato, Via Lago, n. 01 - 41022 Fiumalbo (MO)
Performance: Arrigo Lora Totino Tavola rotonda su "Turismo e Politica Culturale" Con: Michelina Borsari (Premio Frignano) - Massimo Giusti (FCRM) - Mario Guaraldi (Editore) - Norberto Nardini (Sindaco di Fiumalbo) - Presiede: Beniamino Grandi (Assessore alla Cultura e al Turismo della Provincia di modena) __________________________________________________Marcel Alocco Ana Etcetera Alain Arias-Misson Julien Blaine Jean-François Bory Julio Campal Carlo Candi Luciano Caruso Henri Chopin Carlfriedrich Claus Carlo Cremaschi Giuliano Della Casa Paul De Vree Heinz Gappmayr Marco Gerra Jochen Gerz Ignacio Gòmez de Lliaño Franco Guerzoni Dick Higgins Cavan Mc Carthy Kitasono Katuè Ketty La Rocca Adriano Malavasi Maurizio Nannucci Manuel Quejido Claudio Parmiggiani Konrad Balder Schäuffelen Takahashi Shohachiro Gianni Emilio Simonetti Carlo Alberto Sitta Adriano Spatola Timm Ulrichs Franco Vaccari Franco Verdi Sebastiano Vassalli __________________________________________________ Ricerca artistica: Elisa Montecchi - Ricerca letteraria: Rossella Bonfatti - Realizzazione grafica: Francesco Bevini - Fotografia e filmati: Daniele Carnevali, Silva Secchi - Allestimento: Carlo Alberto Sitta, Francesco Bevini, Elisa Montecchi in collaborazione con
Comune di Fiumalbo
* * * A QUARANT’ANNI DA "P A R O L E S U I M U R I" Fiumalbo, 26 agosto 2007 Ogni esposizione è sempre uno sguardo retrospettivo su un evento passato. Nel caso di “parole sui muri”, prima edizione 1967, a Fiumalbo, l’accadimento si era svolto sotto gli occhi increduli di un intero paese e di pochi giornalisti locali. Ma era stato avvertito immediatamente come mitico dagli stessi interpreti, poeti e artisti invitati sul luogo dal sindaco di allora, Mario Molinari. Si trattava dei giovani interpreti di una proposta culturale rivoluzionaria già sperimentata in contesti dove prendeva forma l’occupazione di uno spazio insieme mentale e fisico, intellettuale e brut fino ai limiti dell’artigianato dell’opera. Più precisamente quegli artisti, quei poeti, stavano sulla soglia della modernità dei linguaggi e si collocavano per gruppi e ceppi nazionali in varie parti dell’Europa, delle due Americhe, del Giappone. Mi rifaccio qui a un preciso dato storico: per la prima volta noi potevamo dare e ricevere informazioni su ciò che contemporaneamente avveniva nel mondo: da Rio, Berkeley, Francoforte, Parigi, Praga le voci arrivavano in forma di notizia in tempo reale su fatti reali. Ė noto come pure in Italia esistessero gruppi di poeti con radicamenti storici e territoriali un po’ ovunque, a Firenze, Milano, Napoli, Roma, Verona, in Emilia, in Liguria. Era il momento in cui il Gruppo ’63 conosceva la sua prima dispersione interna, anche se le sue voci più autorevoli non sparivano per questo, semmai andavano a costituire una tela di finissime traduzioni da settori particolari del sapere in un unico grande crogiolo. Quale progetto poteva tenere insieme, a Fiumalbo, autori di così diversa formazione? Lo strutturalismo, come molte volte si è detto? Il marxismo? La modernità? Il gesto poetico? La caduta dei generi? O, semplicemente, la scommessa di un sindaco che era stato amico di Delfini e praticava il ruolo del buon amministratore e insieme del dissipatore del proprio talento? Molinari sapeva spendersi per obiettivi pratici e nello stesso tempo per finalità incalcolabili, nella convinzione che l’arte fosse un gesto fondamentalmente gratuito. Del resto questa era l’idea più condivisa da quasi tutti i presenti. Così l’istanza pratica, operativa, prendeva felicemente la mano alle preoccupazioni teoriche e realizzava sul campo la fusione degli elementi significanti. Non che mancassero le spiegazioni intorno a ciò che si veniva facendo, i poeti in prima persona fornivano in abbondanza le chiavi di lettura del loro sperimentare. Su questo piano si potevano cogliere notevoli differenze sul piano delle idee, dall’impostazione fenomenologica di Adriano Spatola, a quella linguistica di Vincenzo Accame, a quella marxista di Lamberto Pignotti, fino alla lettura psicanalitica di Luigi Ballerini, per non parlare dei singoli contributi critici. La coesistenza degli stili e dei linguaggi fu esattamente quanto si verificò nel momento unificante dell’evento, e proprio su questo piano “parole sui muri 1967” fu esemplare e in un certo senso irripetibile. Nel rileggere la manifestazione occorre ricordare, oltre a Mario Molinari, quelli che furono i suoi principali ideatori e animatori, Claudio Parmiggiani, Adriano Spatola, Henri Chopin, Corrado Costa. Ma tutti gli oltre cento partecipanti, il cui nome figurava nel programma, vanno tenuti nella cornice dell’evento, anche e soprattutto coloro che a Fiumalbo non arrivarono, perché travolti da un destino ben altrimenti decisivo come la morte, vedi il caso di Julio Campal. Infine meritano la citazione tutti coloro che, pur presenti, non finiranno in seguito in nessuna antologia letteraria o storia dell’arte contemporanea, perché erano gli ospiti di passaggio, i ragazzi dai capelli lunghi nutriti dei tipici luoghi comuni dell’epoca, libertà pace amore utopia estasi, e dentro quella festa incredibile era persino difficile distinguere tra questi e gli artisti che praticavano il gesto aleatorio e irriverente appreso nella rilettura dei movimenti Dada e Fluxus. Sul momento si tendeva un confine molto sottile tra la provocazione intelligente, carica di forza linguistica dei più noti poeti, e i comportamenti spontanei, ma senza intenzioni e capacità espressive, di alcuni giovani di passaggio. Non tutti i partecipanti, a dir il vero, avevano effettivamente letto Roland Barthes, Max Bense, Victor Sklovskij. Ma l’elenco delle opere qui riportato, minima parte di una produzione molto più ampia – non solo saggi poesie traduzioni cataloghi, ma tavole, poster, tracts, dischi, cassette, filmati, oggetti, in un gioco di scatole cinesi, in un grande rimescolamento delle tecniche, in una ilare frantumazione dei generi – indica con molta insistenza nelle articolazioni e attrazioni visive e sonore del linguaggio, nel segno e nel suono alfabetico nudo e concreto, il lato preminente dell’operazione. Certo “Parole sui muri”, a Fiumalbo 1967, fu molto più di una rassegna di poesia visiva e di sound poetry. Intanto il contesto, “il paese messo a disposizione degli artisti”, come recita tutt’ora la memoria del mito, offriva uno spazio irripetibile per operazioni artistiche, altrimenti destinate al sottovetro in galleria o allo stoccaggio museale. Il paese era il palcoscenico, non ideale ma reale, in cui andava in scena la vita, come noterà puntualmente Udo Kulterman. Ma anche Fiumalbo, sia pure per buona parte involontariamente, assurgeva a sua volta a una dimensione emblematica, si esaltava nella funzione di contraltare in una operazione di puro rischio per chi vi abitava e per chi giungeva da fuori. Il rischio non era solo intellettuale, toccava nel vivo il destino dell’arte e quello della società in un confronto impossibile in quel momento, ma destinato, di lì a non molti anni, a ben altre e globali tracimazioni. Un simile scenario di incomprensione reciproca, tra la maggioranza degli abitanti e i nomadi artisti venuti da via, prefigurava in tutt’altro senso le mobilità e gli sradicamenti successivi, allora imprevedibili. Ma intanto, lì sul territorio, si realizzava la cosa, il disegno, l’utopia, diciamo pure l’opera. E l’opera era proprio il dato più discusso, il luogo molto pratico della contestazione, in cui sperimentare equivaleva quasi sempre a eliminare l’aura e a violare la forma, a produrre in modo povero, concettuale, irridente. Senza entrare, qui, nelle polemiche che allora investivano con veemenza le correnti poetiche (visivi contro concreti, lineari contro iconici, ideologici contro metafisici) le opere configuravano, tessera per tessera, uno stravagante e irripetibile mosaico, che poi negli anni avrebbe dischiuso e alimentato ben altri percorsi. La presente rassegna, che sconta, anche nella mia memoria, i quarant’anni nel frattempo intercorsi, meriterebbe se non altro uno sguardo diretto su quanto resta di leggibile dell’evento, a prescindere, ormai, dal mito. Chi volesse accostarsi a rileggere l’elemento residuale delle immagini qui esposte senza avere avuto diretta esperienza dei fatti, dovrebbe, io credo, seguire il criterio di non isolare le singole tecniche applicate, ma possibilmente accoglierle tutte come altrettante “correnti in fusione” convalidate dalla storia e dal clima dell’epoca. Possiamo fare riferimento a ciò che si conserva presso il Laboratorio di Poesia e la Galleria Civica di Modena, possiamo accostare quelle tracce sbiadite con l’avvertenza che alcune furono prodotte sul posto e per l’occasione, altre appartenevano a un contesto globale, altre furono eseguite come effimere e deperibili in partenza, altre infine consistevano nella distruzione, dal vivo, di materiali preesistenti. Difficile oggi fare riferimento ai volantini a perdere, alle parole disperse, ai segni cancellati sull’intonaco, alle lettere di fuoco sul greto notturno del fiume, alle volute dell’aerostato liberato al capriccio dei venti. Tuttavia, anche solo a partire da queste carte presenti, da questi pochi libri e oggetti, ci si presenta un compito lieve e appassionante, quello di intendere un modo di agire, già archeologico, che il mercato ha in seguito definitivamente sepolto. Soprattutto per ricordare, accanto ai segni superstiti, la figura e la vita di tanti protagonisti che sono nel frattempo mancati. (Carlo Alberto Sitta, agosto 2007)
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GUANDA, DELFINI E LA CULTURA MODENESE
Per ricordare Ugo Guanda,
nei suoi rapporti con Antonio Delfini, Pietro Zanfrognini e la cultura negli
Anni Trenta del secolo scorso, l’Assessorato alla Cultura del Comune di Modena
promuove una Mostra e un Convegno il 18, 19, 20 aprile 2007.
Organizzazione: Laboratorio di Poesia Associazione Culturale
GUANDA, DELFINI E LA CULTURA MODENESE
Convegno di studi ________________________________ Giovedì 19 aprile ore 10 - 13
- Apre i lavori Mario Lugli Relazioni e comunicazioni
Anna Rosa Venturi: Nascita di un
editore
Giovedì 19 aprile ore 15,30 – 19,30
Stefano Calabrese: Delfiniguanda Venerdì 20 aprile ore 9,30 – 13 Andrea Borsari:
Zanfrognini, Guanda, e la filosofia a Modena nel primo Novecento
Mostra di documenti
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FESTIVAL FILOSOFIAAPPUNTAMENTI DI POESIA (2001 – 2011)
2001 – Felicità, con 10 poeti, fra cui Paolo Valesio
e Alberto Bertoni 2007:
FESTIVAL FILOSOFIA SUL “SAPERE” LABORATORIO DI POESIA DI MODENA Via Fosse 14 a Modena Incontro di poesia in onore di Silvio Ramat Introduzione di Carlo Alberto Sitta La poesia di Silvio Ramat incontra per “minimi strapiombi” una umanità che ha già conosciuto tutte le temperie: dalla storia alla fine delle illusioni, dalle tensioni acutamente attuali alle sollecitazioni più propriamente metafisiche. Nell’impossibilità di “scindere fuoco da fumo” tutto affiora allora, senza ulteriori spargimenti, nel “bianco e nero di un dormiveglia stanato”. La fluente scrittura di Ramat tende e sollecita a congiungere su se stessa la pluralità degli eventi che toccano il fulcro dell’esistenza, nella tensione religiosa che si fa carico di un destino collettivo e in una profonda vocazione al dialogo. Silvio RamatSilvio Ramat è nato a Firenze nel 1939. Titolare dal 1976 della cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea presso la Facoltà di Lettere e Filosofa dell’Università di Padova, ha affiancato l’attività di critico a quella di poeta. La prima, avviata nel 1965 con una monografia montaliana, è proseguita studiando alcune delle principali correnti della poesia del nostro secolo (L’ermetismo, La Nuova Italia, 1969), fino a tentarne una ricognizione sistematica (Storia della poesia italiana del Novecento, Mursia, 1976) a partire dalle sue origini (Protonovecento, Il Saggiatore, 1978). Pur nella ribadita fedeltà agli autori massimi (L’acacia ferita e altri saggi su Montale, Marsilio, 1986), la sua attenzione si è ultimamente concentrata sui microcosmi testuali (I sogni di Costantino, Mursia, 1988; Particolari, Mursia, 1992). Il suo esordio poetico risale al 1959, con ‘Le feste di una città’. Fra le sue numerose raccolte: ‘Gli sproni ardenti’ (Mondatori, 1964); ‘Corpo e Cosmo’ (Scheiwiller, 1973); ‘In parola’ (Guanda, 1977); ‘L’inverno delle teorie’ (Mondadori, 1980); ‘L’arte del primo sonno’ (San Marco dei Giustiniani, 1984); ‘In piena prosa’ (Amadeus, 1987); ‘Orto e nido’ (Garzanti, 1987); ‘Una fonte’ (Crocetti, 1988); ‘Serials’ (Biblioteca Cominiana, 1988); ‘Ventagli’ (Amadeus, 1991); ‘Pomerania’ (Crocetti, 1993); ‘Origine e destino’ (Quaderni del Battello Ebbro, 1995). ‘Numeri primi’ (Marsilio 1996); ‘Il gioco e la candela’ (Crocetti 1997); ‘Le rose della Cina’ (Medusa 1998); ‘Per more’ (Crocetti 2000). La raccolta completa delle sue opere poetiche è del 2005 (Tutte le poesie, Interlinea).
FESTIVAL FILOSOFIA 2008 SULLA FANTASIA ALBERTO CAPPI: MATERIALI PER UN BESTIARIO QUOTIDIANO
LABORATORIO DI POESIA DI MODENA Alberto Cappi
La poesia di Alberto Cappi rappresenta l’esperienza di una scrittura che scava
nelle varianti imprevedibili dell’immaginario. La scrittura, a sua volta, è un
gesto in cui il silenzio, e le infinite possibilità della lingua, esplorano il
lato oscuro e umbratile della vita. In tutta la sua produzione in versi, e in
gran parte anche in quella saggistica, si assiste e si partecipa a un singolare
affioramento delle parole e insieme all’inabissamento nelle avventure profonde
del significato.
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FESTIVAL FILOSOFIA 2009 SULLA COMUNITA’ GIUSEPPE CONTE: Nelle vene della comunita’ SABATO 19 SETTEMBRE 2009 ore 15 – 18 Giuseppe Conte
Giuseppe Conte è l'ispiratore del movimento detto “Mitomodernismo”,
inaugurato a Milano nel gennaio del 1995, che vuole riportare sulla scena
dell'arte il mito, incarnandolo nella contemporaneità.
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FESTIVAL FILOSOFIA 2010 SULLA FORTUNA VALERIO MAGRELLI: acciuffare l’occasione SABATO 18 SETTEMBRE 2010 ore 15 – 18 Descrizione La poesia di Valerio Magrelli è intessuta di suggestioni operanti come sfida alla divinità Occasia, regolatrice delle soluzioni aleatorie e delle coincidenze improbabili. Nella sua ampia produzione in versi e in prosa, nella continuità della presenza critica della sua scrittura, Valerio Magrelli si situa sul crinale dell’intelligenza scettica che porta la sua sfida ai dogmi e alle certezze meno fondate del nostro tempo. Nell’incontro di sabato 18 settembre, sollecitato da Carlo Alberto Sitta e dal pubblico, Magrelli alternerà la lettura testuale all’indagine sui modelli di comprensione e di praticabilità dell’esperienza conoscitiva e pratica del vivere, in un ironico e acrobatico esercizio di “acciuffare” il ricciolo di Occasia, nel tentativo di esorcizzarne i risvolti negativi. Valerio Magrelli Valerio Magrelli, nato a
Roma nel 1957, ha pubblicato cinque raccolte di versi. Le prime tre (Ora
serrata retinae, Feltrinelli 1980, Nature e venature, Mondadori 1987,
Esercizi di tiptologia, Mondadori 1992), sono state riunite nel volume
Poesie e altre poesie, cui hanno fatto seguito Nel 2002, l'Accademia
Nazionale dei Lincei gli ha attribuito il Premio Feltrinelli per la poesia
italiana.
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FESTIVAL FILOSOFIA 2011 SULLA NATURA
GIANCARLO PONTIGGIA: SELVE E GIARDINI SABATO 17 SETTEMBRE 2011 Giancarlo Pontiggia La poesia di Giancarlo
Pontiggia si abbevera prevalentemente ai classici, in contrapposizione a quel
“romanticismo” che ha generato la deriva decadente e la caduta del dettato
delle voci. Se la natura, per tanti che praticano la poesia nella modernità, ha
cessato di essere il luogo privilegiato dove l’anima incontra il paesaggio, per
Pontiggia essa conserva ancora una sua decisiva presenza, resistendo alle
devastazioni e alle lassitudini linguistiche. Lo stacco è opera di Giorgia Hannoush, chitarra jazz affermata come compositrice e strumentista.
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